Lo scontro in atto porta alla luce la disciplina dell’Intelligence Economica, essenziale oggi per supportare il decisore politico nel fare buone scelte in un mondo globalizzato dove regna il caos.

Dopo il richiamo dell’ambasciatore francese in Italia per consultazioni, da parte del governo di Macron e l’intervento del presidente di Confindustria Boccia – per il quale molto pragmaticamente la Francia rappresenta il 10% dell’export italiano per un totale di di 55 miliardi di euro – ricordo quanto scritto nel libro Guerra Economica, di Massimo Franchi e Alberto Caruso de Carolis, edizioni Licosia:

“Il tema della Guerra Economica è oggi di grande attualità. A competere nello scenario globale non sono solo le imprese multinazionali, ma anche gli Stati-Nazione, gli Enti Locali e le piccole e medie imprese, di cui l’Italia è ben fornita. Si tratta di un modello competitivo che per dimensioni e complessità non ha eguali nella storia, che vede nel mercato il luogo dello scontro e nelle imprese, con i loro uomini, le forze tramite le quali i sistemi paese cercano di mantenere il benessere sociale. Per la sopravvivenza degli Stati -Nazione è necessaria una forte integrazione tra pubblico e privato ed una collaborazione totale, con il fine di supportare il sistema industriale e mantenere la pace sociale. Non si tratta di un nuovo mercantilismo, ma della risposta al connubio «globalizzazione e tecnologia» che rende molto difficile sia l’esercizio delle politiche pubbliche, che il contrasto ai sodalizi criminali transnazionali, non solo di natura finanziaria.”

Dal mio punto di vista, il dialogo tra pari e non la cessione di sovranità è l’unica soluzione nelle controversie tra gli Stati-Nazione. Infatti, penso che occorra ricercare un punto di equilibrio tra i diversi interessi in gioco – politici, finanziari, economici, imprenditoriali, occupazionali, culturali, sociali, religiosi, ecc. – con l’obiettivo di difendere il benessere sociale ed il tessuto imprenditoriale italiano, secondo nella manifattura in Europa solo alla Germania, andando oltre a guerre di posizione il cui risultato è spesso illusorio.

di Massimo Franchi